ROMA – Dopo le recenti multe arrivate ad alcuni viticoltori biologici per un uso del rame sotto i livelli minimi AIAB scrive al Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida chiedendo l’abolizione dell’obbligo di indicazione di questi ultimi per i prodotti non a rischio di resistenza quali rame e zolfo.
Inoltre AIAB si oppone fermamente all’autorizzazione in agricoltura e viticoltura biologica del fosfonato di potassio, ribadendo la sua opposizione in una lettera inviata agli europarlamentari delle Commissioni Agricoltura e Ambiente.
“Il fosfonato di potassio – scrive AIAB – è una molecola di sintesi non presente in natura, non è in linea con i principi dell’agricoltura biologica e avrebbe un impatto devastante sul mercato. La ricerca ha evidenziato che i residui persistono nelle coltivazioni arboree per anni con un elevato rischio per l’ambiente e per l’immagine dell’agricoltura biologica.
I viticoltori biologici italiani e i tecnici si sono impegnati per gestire le colture esclusivamente con prodotti ammessi in bio e quindi senza fosfonato di potassio, si può fare a patto di attuare un approccio di sistema basato sui principi del biologico, tra cui il rispetto della vocazione territoriale e l’approccio fitosanitario e di prevenzione rispetto a quello di gestione delle malattie.
Consentire l’uso del fosfonato di potassio sarebbe un grave passo indietro e non riconoscerebbe l’impegno di tanti viticoltori biologici per il progressivo miglioramento delle strategie agronomiche e di difesa.
In Italia abbiamo il 22% dei vigneti coltivati con metodo biologico, abbiamo quasi raggiunto l’obiettivo del Farm to Fork e in alcuni biodistretti si arriva al 50%. L’immagine dei nostri vini bio è molto alta. Sono primati da rivendicare in Europa e sarebbe miope non persistere sulla strada intrapresa, cedendo a richieste di soggetti che sottovalutano l’impatto devastante dell’autorizzazione del fosfonato in Paesi ad alta vocazione viticola bio come il nostro.
La vulgata dell’Italia felix non funziona, le condizioni climatiche degli ultimi anni hanno messo a dura prova i produttori, a causa della frequenza delle piogge e delle alte temperature che hanno prolungato il periodo dei trattamenti che ora, in molte zone, va da aprile ad agosto.
La viticoltura biologica dà il meglio di sé nelle aree vocate (come per tutte le colture e come ricordato nei principi del biologico). Non premiare le migliori pratiche introdotte da una innovazione senza scorciatoie e autorizzare il fosfonato di potassio sarebbe un arretramento e un segnale preoccupante da parte della Commissione, oltre che un messaggio equivoco al mercato del vino biologico.
Ammettere il fosfonato di potassio in biologico confonderebbe e scoraggerebbe piuttosto che premiare e stimolare gli agricoltori biologici più innovativi e impegnati. In base alla nostra esperienza, in un contesto di cambiamento climatico, gli agricoltori biologici non stanno ottenendo risultati peggiori di quelli convenzionali, perché sono più abili ed esperti nell’uso dei modelli previsionali e adottano strategie specifiche di protezione, anche in condizioni di elevata pressione dei patogeni. Alcuni di loro sono stati un “caso di studio” per successo ottenuto, basato principalmente sull’ “approccio fitosanitario” con una visione sistemica.
Se poi, l’autorizzazione del fosfonato di potassio è richiesta per le fasi fenologiche iniziali fino alla fine della fioritura, quando per essere efficace il fosfonato deve essere usato in combinazione con il rame, non si otterrebbe nemmeno la sostituzione di questo principio attivo tuttora indispensabile in biologico.
Secondo AIAB gli europarlamentari italiani devono avere contezza dello stato dell’arte e per promuovere percorsi virtuosi attuati nell’ultimo decennio in viticoltura biologica piuttosto che autorizzare i “vecchi” fosfonati o investire nelle “nuove” varietà NGT resistenti, ricordando che la viticoltura biologica dà il meglio di sé nelle aree vocate e i viticoltori biologici valorizzano i nostri straordinari paesaggi e territori”.
Riguardo al rame c’è da dire che sarà sottoposto a riesame nel 2025 e, variando i criteri valutativi, dovrebbe uscire dall’elenco delle sostanze candidate alla sostituzione.
Il paradosso tutto italiano è che i viticoltori biologici più bravi, quelli che hanno investito in tecnologia, attrezzatura e conoscenza, nell’encomiabile tentativo di utilizzare il minor quantitativo di rame, si scontrano con le prescrizioni relative ai dosaggi minimi, e vengono multati per aver utilizzato “troppo poco rame nei trattamenti”.
Già perché la norma che chiede alla ditte produttrici di mezzi tecnici di riportare in etichetta non solo i dosaggi massimi ammessi ma anche quelli minimi, esiste solo in Italia, gli altri Paesi europei non l’hanno ritenuta necessaria.
La finalità della definizione del dosaggio minimo, nei fitofarmaci, ha un senso solo nel caso in cui i prodotti in oggetto possano indurre fenomeni di resistenza se sottodosati, ovvero prodotti con un meccanismo d’azione multisito (sistemici o citotropici), tuttavia questo non è il caso di prodotti monosito che agiscono solo per contatto, quali rame e zolfo, come ampiamento confermato dalla ricerca e saldamente sostenuto dal Fungicide Action Committee.
Per questo AIAB chiede al ministro di eliminare questa misura e di farlo prima dell’inizio della stagione vegetativa (aprile), in modo da permettere ai viticoltori una corretta programmazione ed eliminare i rischi di essere ingiustamente penalizzati (nei confronti dei colleghi degli altri Stati Membri) e addirittura sanzionati.
Le politiche hanno un peso rilevante. Agire responsabilmente è la strada, si può sostenere la ricerca e il trasferimento delle innovazioni in viticoltura biologica invece di optare per scorciatoie non in linea con i principi fondativi dell’agricoltura biologica.